“Da dove, mi chiedevo spesso, deriva il principio della vita? Era un interrogativo ben arduo, uno di quelli che sono sempre stati considerati senza risposta, e tuttavia di quante cose potremmo venire a conoscenza se codardia e negligenza non ostacolassero la nostra ricerca!”
                                                                 
Frankenstein di Mary Shelley

RIPORTATE IN VITA LE CELLULE DI ANIMALI MORTI
In uno studio pubblicato su Nature vengono ridefiniti i confini tra la vita e la morte. I problemi etici di una scoperta sconvolgente.

Si chiama OrganEx e potrebbe essere la chiave per l’immortalità, in un percorso solo agli inizi ma che si preannuncia affascinante e dagli esiti ancora difficilmente prevedibili. Non si tratta di un nuovo romanzo di fantascienza ma bensì di una scoperta rivoluzionaria.
I ricercatori della Yale University hanno utilizzato una nuova tecnologia per ripristinare le cellule di alcuni organi di maiali appena morti, riportando le cellule degli animali alla loro funzione. I risultati, pubblicati nei giorni sorsi sulla rivista scientifica Nature, sollevano profonde domande etiche su come la medicina definisca la morte, ma aprono le porte anche ad un nuovo modo di conservare organi umani per il trapianto.
La ricerca è ancora in una fase sperimentale iniziale ed a molti anni dal potenziale utilizzo nell'uomo. Alla fine potrebbe aiutare a prolungare la vita delle persone il cui cuore ha smesso di battere o che hanno subito un ictus. Quando il cuore smette di battere, il flusso sanguigno viene interrotto dal corpo in un processo chiamato ischemia e le cellule iniziano a morire. È un percorso verso la morte che provoca danni che gli scienziati hanno considerato irreversibili. O almeno fino alla scoperta di oggi. La nuova ricerca appena pubblicata ribalta questa convinzione.
Yale ha depositato un brevetto per la nuova tecnologia, ma sta rendendo i suoi metodi e protocolli liberamente disponibili per uso accademico o senza scopo di lucro.
Per valutare il funzionamento del nuovo sistema i ricercatori hanno causato attacchi di cuore nei maiali che erano stati precedentemente anestetizzati. I maiali sono morti dopo circa un'ora ed i ricercatori hanno raffreddato i loro corpi e utilizzato inibitori neurali per assicurarsi che gli animali non riprendessero conoscenza durante gli esperimenti successivi.
Quindi hanno iniziato a utilizzare il sistema OrganEx. Questo sistema ha ripristinato la circolazione e ha sollecitato la riparazione delle cellule danneggiate. Ad esempio, gli scienziati hanno visto le cellule del cuore contrarsi e riprendere l'attività elettrica. Anche altri organi, compresi i reni, hanno mostrato miglioramenti, afferma lo studio.

I maiali trattati con OrganEx hanno sorpreso i ricercatori. Durante la sperimentazione, le teste e il collo dei maiali morti si muovevano pur essendo gli stessi sotto anestesia profonda.
I ricercatori ritengono che lo scatto del collo sia un'indicazione che alcune funzioni muscolari siano state ripristinate dopo la morte.
I primi risultati aprono quindi possibilità che sarebbero sembrate fantascienza solo qualche anno fa.
La definizione precisa di quando un paziente può essere dichiarato morto è cambiata notevolmente nel corso degli anni per i progressi registrati dall’avvento di nuove tecnologie in campo medico, macchine in grado di sostenere o riavviare la funzione polmonare come quella cardiaca ed hanno cambiato conseguentemente la nostra percezione.
I ricercatori di Yale hanno voluto comunque precisare che non prevedono tempi bervi per l’utilizzo di OrganEx per curare esseri umani, in quanto siamo solo agli inizi ed occorre portare avanti molta sperimentazione.
Invece, i ricercatori vedono strade più immediate per l'uso nel mondo reale di questa scoperta. Oggi, i chirurghi che si occupano di trapianti devono lottare contro il tempo per impedire che gli organi rimangano troppo a lungo senza afflusso di sangue ed ogni secondo è fondamentale.
OrganEx potrebbe aiutare gli organi trapiantati a spostarsi su distanze maggiori e raggiungere le persone che altrimenti sarebbero fuori portata per un trapianto.
Il potenziale della nuova tecnologia apre nuove e avvincenti questioni di etica medica e aggiunge una nuova svolta ad alcune che rimangono irrisolte.
C’è una questione alla base di tutto che deve essere dibattuta. Se un individuo a cui si è fermato il cuore viene dichiarato morto e poi allo stesso viene applicata questa tecnologia per riavviare il suo cuore da destinare ad un trapianto o per conservare gli organi, lo riportiamo in vita, minando quindi il concetto di morte dichiarata precedentemente oppure permettiamo ad un altro individuo di poter ricevere quest’organo. Ad oggi certo non esiste un metodo da applicare che possa permettere ai medici l’utilizzo di una simile tecnologia. I risvolti, soprattutto etici, sono enormi e di non facile soluzione, anche se salvaguardare la vita dovrebbe costituire il punto di riferimento da cui partire.
Siamo nelle fasi iniziali di una scoperta che potrebbe cambiare completamente le regole del gioco e ridefinire quel labile confine che separa la vita alla morte.