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     IMPIANTATO IL PRIMO ORECCHIO                   BIONICO STAMPATO IN 3D                  
Eccezionale intervento ricostruttivo che apre le porte ad impensabili sviluppi nel campo della medicina di ingegneria rigenerativa e nei trapianti

Ha 20 anni, è messicana, e si chiama come una famoso apparato tecnologico diffuso da Amazon, Alexa. Da oggi, anche lei, ha qualcosa di futuribile impiantato nel proprio corpo. Un orecchio stampato in 3D realizzato con le cellule della stessa donna.
La notizia, riportata dal New York Times, è stata fornita dalla società americana biotecnologica 3DBio Therapeutics, con sede nel Queens, dopo alcuni mesi successivi all’eccezionale intervento, avvenuto negli Stati Uniti,  e, per ora, la paziente non ha registrato alcun problema di rigetto, visto che le cellule provenivano dalla paziente stessa.
La ragazza era affetta da microtia, una rara malattia congenita che aveva reso deforme e monco un orecchio e fa parte di un gruppo di clinica sperimentale che vede coinvolte 11 persone.
Anche le modalità dell’intervento sono all’avanguardia: il chirurgo ha rimosso un pezzetto di cartilagine dalla parte rimanente dell’orecchio malato, che è stato successivamente spedito all’azienda 3DBio, assieme alla scansione in tridimensionale dell’orecchio sano.
Le cellule viventi della paziente sono state mescolate con un particolare inchiostro biologico a base di collagene prodotto dall’azienda. Quest’ultimo è stato inserito, tramite una siringa, nella biostampante 3D che, a sua volta ha spruzzato il materiale replicando, tramite la scansione dell’orecchio sano, un modello identico. Si è proceduto quindi a spedire (magari proprio tramite Amazon…) il pacco contenente l’orecchio clone, protetto in un apposito guscio biodegradabile  e da celle frigorifere. Il chirurgo ha proceduto quindi ad impiantare l’orecchio bionico sotto la pelle della paziente e quando la pelle stessa è stata tesa intorno all’impianto ecco che è emersa la forma dell’orecchio bionico.
Il successo di 3DBio è il risultato di sette anni di lavoro, ed è una scoperta della ricerca destinata a  migliorare i trapianti di organi e tessuti. 
L’azienda informa di stare impegnando tutti  i propri sforzi per realizzare molte altre parti del corpo sostitutive, inclusi dischi spinali, naso, menischi del ginocchio e cuffia dei rotatori, arrivando ad ipotizzare che, in un prossimo futuro, la stampa 3D potrebbe persino produrre organi vitali molto più complessi, come fegato, reni e pancreas.
L'impianto dell'orecchio 3-D è quindi l’inizio di un lungo percorso che porterà a valutare la biocompatibilità, l'adattamento ed il mantenimento della forma negli esseri viventi.
La biotecnologia sta scrivendo la storia della nuova era della medicina di ingegneria rigenerativa e dei trapianti. A questo punto la frase non è più un “se” ma un “quando.”

 

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IMPIANTATO IL PRIMO ORECCHIO BIONICO STAMPATO IN 3D

Eccezionale intervento ricostruttivo negli Stati Uniti apre le porte ad impensabili sviluppi nel campo della medicina rigenerativa e nei trapianti


Ha 20 anni, è messicana, e si chiama come una famoso apparato tecnologico diffuso da Amazon, Alexa. Da oggi, anche lei, ha qualcosa di futuribile impiantato nel proprio corpo. Un orecchio stampato in 3D realizzato con le cellule della stessa donna. Ne da notizia  il New York Times e rappresenta un straordinario progresso nel campo dell’ingegneria dei tessuti. Il capolavoro si è reso possibile grazie alla tecnologia sviluppata da un’azienda biotech americana, la 3DBio Therapeutics, leader nella medicina rigenerativa attraverso la biostampa in 3D per fornire tessuti ed organi viventi, funzionali e personalizzati, progettati secondo le esigenze sanitarie dei pazienti. La paziente che ha ricevuto l’orecchio bionico fa parte di una sperimentazione clinica che comprende 11 pazienti. Alexa era affetta da microtia, un raro difetto congenito che rende la parte esterna dell’orecchio piccolo e deformato. L’intervento è avvenuto nel marzo scorso ma è stato comunicato solo adesso e tutto sta procedendo bene. Il fatto che le cellule che hanno ricostituito il nuovo orecchio provengano dal tessuto stesso del paziente fa ben sperare e bassa la probabilità di rigetto. Anzi, l’orecchio bionico sta continuando a rigenerare il tessuto cartilagineo, conferendogli un aspetto naturale.
Le fasi dell’intervento sono degne di nota: un chirurgo ha rimosso una parte di cartilagine dal moncone esistente della paziente ed assieme ad una stampa in 3D dell’altro orecchio sano, sono stati inviati all’azienda 3DBio. Qui le cellule viventi sono state mescolate con il bioinchiostro a base di collagene prodotto dall’azienda. Questo è stato inserito con una siringa nella biostampante, la quale ha spruzzato il materiale replicando l’orecchio sano della paziente, così come un qualunque processo di riproduzione in 3D. La forma dell’orecchio stampata è stata spedita in un guscio protettivo in celle frigorifere ed il chirurgo, ricevuto il pacco (magari proprio da Amazon…) ha impiantato l’orecchio bionico sotto la pelle della paziente. Quando la pelle è stata tesa attorno all’impianto, è emersa la forma del nuovo orecchio.
I dirigenti dell’azienda 3DBio affermano che tale tecnologia potrà essere usata in altre parti del corpo come il naso, i dischi spinali, il menisco del ginocchio e la cuffia dei rotatori. Ma apre la strada anche alla produzione in 3D di organi vitali ben più complessi come il fegato, i reni e persino il pancreas, rivoluzionando il settore dei trapianti e l’aspettativa di vita dei pazienti affetti da gravi malattie. Certo, il percorso verso il trapianto in 3D di organi importanti del corpo umano è ancora molto lungo ma questa nuova tecnologia, che sta muovendo i primi passi, rappresenta un decisivo passo in avanti. La domanda da porsi adesso non è ‘se’ ma ‘quando’ sarà possibile. Sicuramente siamo testimoni di una rivoluzione scientifica che rappresenterà una pietra miliare nell’utilizzo della tecnologia 3D nei trapianti rigenerativi sull’essere umano.

 

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