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   IL COLORE DELLA PELLE FA SBALLARE                         IL SATURIMETRO 
I dati rilevati dai misuratori di livello di ossigeno nel sangue risulterebbero falsati dall’etnia di appartenenza. Dagli Stati Uniti arriva il grido di allarme dello specialista dottor Wong.
Il parere del professor Matteo Bassetti: "Il saturimetro? E' inaffidabile per tutti."

 

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Il Covid-19 ha reso i saturimetri uno strumento decisivo per misurare la quantità di ossigeno nel sangue. Ampiamente utilizzati negli ospedali e nei sistemi sanitari, e dai singoli cittadini, questi piccoli prodigi dell’elettronica sono stati venduti in grandi quantità tanto da diventare indispensabili per molte famiglie. Ma i saturimetri non sono così accurati come credono molte persone e medici.
Un articolo apparso in questi giorni su STAT, rivista medica scientifica che conduce report dalle frontiere della salute e della medicina a cura del dottor Ian Wong, specialista in terapia intensiva e pneumologo presso la Duke Health di Durham, nella Carolina del Nord, fa pensare a tutt’altro che ad uno strumento pienamente affidabile. Il dottor Wong ha portato ad esempio studi riscontrati nella sua attività ospedaliera dove ha potuto verificare la discordanza su diversi sui parenti di quanto indicato in percentuale di saturazione di ossigeno del sangue da un saturimetro rispetto all’esame del sangue emogas analisi che misura direttamente i livelli. Ma non per tutte le persone. Infatti, secondo Wong i saturimetri compiono un pessimo lavoro nel misurare il livello di ossigeno nel sangue delle persone con la pelle più scura, a causa del fatto che questo tipo di pelle ha più melanina, un pigmento che appunto interferisce nel misurare il livello di ossigeno nel sangue.
Sappiamo ormai tutti come funziona un saturimetro: si mette come una pinza ad un dito della mano, facendo brillare la luce attraverso la pelle per misurare la quantità di ossigeno nel sangue. Questo sistema ha sostituito l’emogas analisi perché è veloce, facile da usare, indolore e fornisce letture continue. Ma studi recenti hanno rivelato che i pulsossimetri non sono così accurati come si credeva una volta. Nel febbraio 2021, negli Stati Uniti la FDA (Food and Drug Administration ) ha riconosciuto il problema in una comunicazione sulla sicurezza, avvertendo che i saturimetri potrebbero essere meno accurati nelle persone con pigmentazione della pelle scura. Un anno dopo, la Critical Care Societies Collaborative ha presentato una petizione alla FDA per fare di più.

La FDA ora raccomanda di utilizzare le letture del saturimetro come "stima della saturazione di ossigeno nel sangue". A titolo di stima, piuttosto che una misurazione precisa, una lettura del saturimetro del 90% può rappresentare una saturazione di ossigeno nel sangue arterioso tra l'86% e il 94%.
Il dottor Wong, assieme a diversi colleghi della Duke Health hanno studiato in dettaglio le disparità di rilevazione, esaminando cinque database di cartelle cliniche elettroniche che includevano record di 215 ospedali in un periodo di 20 anni. Gli esperti hanno esaminato le misurazioni dei gas nel sangue arterioso di 87.971 pazienti da questi database e le hanno confrontate con le letture del saturimetro dei pazienti stessi. Come riportato in JAMA Network Open, anche dtenendo conto dei fattori come l'età ed il grado di malattia dei pazienti, hanno potuto rilevare discrepanze tra i gas nel sangue arterioso e le letture del saturimetro e questo in tutte le razze. Ma Il problema è peggiore, tuttavia, tra i pazienti di colore: ben il 38% in più.  L'ipossiemia nascosta era associata a una mortalità maggiore del 70% e a disfunzioni d'organo più gravi. Gli scienziati hanno anche scoperto che i pazienti di colore avevano dal 40% al 70% in meno di probabilità di essere sottoposti a un’emogas analisi arteriosa per confermare le letture del saturimetro.
Il consiglio che si sente di dare il dottor Wong è quello della prudenza: le persone che sospettano di avere il Covid-19, oltre che sottoporsi ad un tampone di controllo, sono consigliate di rimanere a casa e controllare i loro livelli di ossigeno utilizzando un saturimetro, ma le letture che ottengono potrebbero sembrare erroneamente normali. Ciò potrebbe indurre alcuni pazienti a rimanere a casa quando dovrebbero davvero andare in ospedale, ritardando il trattamento, cosa che accade maggiormente tra le persone appartenenti a minoranze razziali ed etniche. L’appello del dottor Wong è rivolto principalmente verso le aziende produttrici che devono intervenire per risolvere questo problema per garantire che funzionino ugualmente bene su pazienti di tutte le razze ed etnie.
Il team di scienziati che fa capo a Wong sta attualmente ricercando come migliorare la precisione del saturimetro, indipendentemente dal colore della pelle. Ma fino a quando questa tecnologia non sarà scoperta, è importante che tutti siano consapevoli dei limiti di questi dispositivi: i medici dovrebbero ordinare esami dei gas nel sangue arterioso più frequentemente per confermare i livelli di ossigeno sicuri. Non ci sono ancora linee guida ufficiali per l'uso a casa, ma il dottor Wong consiglia a chiunque utilizzi uno di questi dispositivi, specialmente quelli con la pelle scura, di chiamare il proprio medico se il livello di ossigeno diminuisce o si sente a corto di fiato anche se un saturimetro indica il loro livello di ossigeno nel sangue è nell'intervallo normale.
Questo test semplice e accessibile è onnipresente, ma non è equo. Deve essere migliorato in modo che tutti abbiano la stessa protezione contro i bassi livelli di ossigeno e la capacità di ricevere l'ossigenoterapia di cui hanno bisogno.

 

Sull’argomento interviene l’infettivologo Matteo Bassetti che da noi interpellato ha dichiarato: “Il saturimetro è un prodotto inaffidabile. E’ stato molto utile nei primi mesi della pandemia nel 2020 ma poi, con la diffusione in larga scala è presente praticamente in tutte le case e viene usato a sproposito come la scatola di antibiotici avanzata e tenuta nel cassetto pronta al primo malessere.” Perché? Ma perché non viene saputo utilizzare. “Prendiamo l’esempio di una persona anziana - ha continuato Bassetti - che ha problemi cardiaci o una bronchite cronica e si prova il livello di ossigeno del sangue dieci volte al giorno. Se per caso uno di queste volte trova un valore sotto 88 si allarma subito e chiama il medico o, ancora peggio, si precipita in ospedale, creando in questo modo problemi anche ai servizi sanitari” Quindi per Basetti il problema non è tanto nella pigmentazione della pelle che fa sballare le rilevazioni, è una questione che riguarda tutti in quanto - ha concluso - “lo strumento richiede l’utilizzo da parte di personale esperto perché non si tratta solo di valutare e saper usare correttamente il saturimetro ( i valori possono cambiare se si è in piedi, seduti, con lo smalto sulle unghie, inserito correttamente…) ma verificare anche gli altri parametri che solo un medico è in grado di fare.”
 

Dottor Ian Wong, specialista in terapia intensiva e pneumologo presso la Duke Health di Durham negli Stati Uniti.

Prof. Matteo Bassetti, infettivologo e ricercatore, Professore Ordinario di Malattie Infettive dell’Università di Genova e Direttore del reparto Malattie Infettive dell’Ospedale San Martino di Genova.

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IMPIANTATO IL PRIMO ORECCHIO BIONICO STAMPATO IN 3D

Eccezionale intervento ricostruttivo negli Stati Uniti apre le porte ad impensabili sviluppi nel campo della medicina rigenerativa e nei trapianti


Ha 20 anni, è messicana, e si chiama come una famoso apparato tecnologico diffuso da Amazon, Alexa. Da oggi, anche lei, ha qualcosa di futuribile impiantato nel proprio corpo. Un orecchio stampato in 3D realizzato con le cellule della stessa donna. Ne da notizia  il New York Times e rappresenta un straordinario progresso nel campo dell’ingegneria dei tessuti. Il capolavoro si è reso possibile grazie alla tecnologia sviluppata da un’azienda biotech americana, la 3DBio Therapeutics, leader nella medicina rigenerativa attraverso la biostampa in 3D per fornire tessuti ed organi viventi, funzionali e personalizzati, progettati secondo le esigenze sanitarie dei pazienti. La paziente che ha ricevuto l’orecchio bionico fa parte di una sperimentazione clinica che comprende 11 pazienti. Alexa era affetta da microtia, un raro difetto congenito che rende la parte esterna dell’orecchio piccolo e deformato. L’intervento è avvenuto nel marzo scorso ma è stato comunicato solo adesso e tutto sta procedendo bene. Il fatto che le cellule che hanno ricostituito il nuovo orecchio provengano dal tessuto stesso del paziente fa ben sperare e bassa la probabilità di rigetto. Anzi, l’orecchio bionico sta continuando a rigenerare il tessuto cartilagineo, conferendogli un aspetto naturale.
Le fasi dell’intervento sono degne di nota: un chirurgo ha rimosso una parte di cartilagine dal moncone esistente della paziente ed assieme ad una stampa in 3D dell’altro orecchio sano, sono stati inviati all’azienda 3DBio. Qui le cellule viventi sono state mescolate con il bioinchiostro a base di collagene prodotto dall’azienda. Questo è stato inserito con una siringa nella biostampante, la quale ha spruzzato il materiale replicando l’orecchio sano della paziente, così come un qualunque processo di riproduzione in 3D. La forma dell’orecchio stampata è stata spedita in un guscio protettivo in celle frigorifere ed il chirurgo, ricevuto il pacco (magari proprio da Amazon…) ha impiantato l’orecchio bionico sotto la pelle della paziente. Quando la pelle è stata tesa attorno all’impianto, è emersa la forma del nuovo orecchio.
I dirigenti dell’azienda 3DBio affermano che tale tecnologia potrà essere usata in altre parti del corpo come il naso, i dischi spinali, il menisco del ginocchio e la cuffia dei rotatori. Ma apre la strada anche alla produzione in 3D di organi vitali ben più complessi come il fegato, i reni e persino il pancreas, rivoluzionando il settore dei trapianti e l’aspettativa di vita dei pazienti affetti da gravi malattie. Certo, il percorso verso il trapianto in 3D di organi importanti del corpo umano è ancora molto lungo ma questa nuova tecnologia, che sta muovendo i primi passi, rappresenta un decisivo passo in avanti. La domanda da porsi adesso non è ‘se’ ma ‘quando’ sarà possibile. Sicuramente siamo testimoni di una rivoluzione scientifica che rappresenterà una pietra miliare nell’utilizzo della tecnologia 3D nei trapianti rigenerativi sull’essere umano.

 

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"L'esistenza del male non è un motivo per disarmare i cittadini che rispettano la legge, anzi, è una delle ragioni per armarli."