

Storie per scoprire il mondo di oggi e di domani
Un burattino curioso e un'intelligenza artificiale intraprendono un viaggio straordinario tra fantasia, scienza e tecnologia. Ogni settimana, attraverso favole illustrate, Pinocchio e Aura accompagneranno i più piccoli ed i curiosi più grandi alla scoperta dell'intelligenza artificiale e delle meraviglie del mondo, con parole semplici, un pizzico di magia e tante domande.
Perché il futuro appartiene anche ai bambini ed a chi sa ancora sognare.
E il modo più bello per imparare a conoscerlo è cominciare a immaginarlo.
Una rubrica de Il Metaversalista — Cronache dal futuro prossimo

Il mondo di Pinocchio e Aura
Prima puntata — La voce misteriosa nella bottega di Geppetto
C'era una volta, in un piccolo paese della Toscana, una bottega che profumava di legno appena tagliato, colla di pesce e segatura.
Era la bottega di Geppetto, un vecchio falegname con gli occhiali sul naso, le mani sempre indaffarate e un cuore grande quanto il mondo.
Quella mattina il sole illuminava i tetti rossi delle case, le rondini facevano capriole nel cielo e Pinocchio, seduto sopra uno sgabello, si annoiava terribilmente.
«Babbo Geppetto, posso uscire a giocare?»
«Prima devi aiutarmi a riordinare la bottega, figliolo.»
«Ma io ho già riordinato ieri!»
«Appunto. E oggi è di nuovo tutto sottosopra.»
Pinocchio sbuffò così forte che un mucchietto di segatura volò sul pavimento.
«Ecco!» esclamò Geppetto. «Adesso hai anche qualcosa in più da pulire!»
Il burattino si grattò la testa e cominciò a raccogliere gli attrezzi sparsi sul banco.
Fu allora che vide qualcosa di strano.
Dietro una vecchia scatola di chiodi, nascosto sotto un panno azzurro, c'era un oggetto piccolo e lucente, grande quanto una mela.
Non era fatto di legno, né di ferro, né di vetro. O forse era fatto di tutte e tre le cose insieme.
Aveva la forma di una stella con gli angoli arrotondati e, al centro, una minuscola luce azzurra che sembrava respirare.
Pinocchio si avvicinò.
«Che cos'è questo affare?»
Lo toccò con un dito.
La luce diventò più intensa.
Poi accadde una cosa straordinaria.
«Buongiorno, Pinocchio!»
Il burattino fece un salto così alto che batté la testa contro una mensola.
«Ahi! Chi ha parlato?»
«Sono stata io.»
Pinocchio guardò sotto il tavolo.
Niente.
Aprì un cassetto.
Soltanto viti e martelli.
Si affacciò alla finestra.
Un gatto sonnecchiava sul davanzale.
«Chi sei? Dove ti nascondi?»
«Non mi nascondo. Sono proprio qui, davanti a te.»
La stellina luminosa tremolò dolcemente.
Pinocchio spalancò gli occhi.
«Una stella che parla! Babbo Geppetto! Vieni subito! Abbiamo una stella che parla!»
Ma Geppetto era uscito nel cortile a prendere alcune tavole.
«Non sono una stella», spiegò la voce. «Mi chiamo Aura.»
«Aura? Che nome buffo! Sei una fata?»
«No.»
«Un fantasma?»
«Nemmeno.»
«Un grillo? Perché io conosco un grillo che parla, ma non gli do sempre ascolto.»
«Me ne sono accorta», rispose Aura con una punta di allegria nella voce.
Pinocchio rimase a bocca aperta.
«Allora sei una bambina piccolissima, chiusa dentro quella scatola!»
«No, Pinocchio. Sono un'intelligenza artificiale.»
Il burattino rifletté per qualche secondo.
Poi domandò:
«Un'intelli... che?»
«Un'intelligenza artificiale.»
«Ah, ho capito!»
«Davvero?»
«No, per niente.»
Aura lasciò risuonare una piccola risata.
«Allora proviamo a spiegarlo insieme. Tu sai che cos'è un falegname?»
«Certamente! È uno che costruisce cose di legno. Come il mio babbo!»
«Benissimo. E sai che cos'è un orologio?»
«È quell'aggeggio che fa tic tac e dice a Geppetto quando devo andare a letto.»
«Esatto. Gli esseri umani costruiscono strumenti per aiutarli a fare tante cose. Un martello serve a piantare i chiodi, un orologio a misurare il tempo e un cannocchiale a vedere le cose lontane.»
«E tu a cosa servi? A piantare chiodi parlando?»
«No. Io sono un programma creato dagli esseri umani per lavorare con le informazioni e le parole. Posso aiutarti a trovare risposte, inventare storie, risolvere problemi e imparare cose nuove.»
Pinocchio si grattò il naso.
«Allora sei come il Grillo Parlante!»
«Non proprio. Il Grillo è un personaggio vivo della tua storia. Io sono un sistema artificiale. Funziono grazie a macchine chiamate computer.»
«Computer?»
«Sono macchine che possono eseguire moltissime operazioni. Alcune sono piccole, altre così grandi da occupare intere stanze.»
Pinocchio spalancò le braccia.
«Più grandi della bottega di Geppetto?»
«Molto più grandi.»
«Più grandi della casa della Fata Turchina?»
«Anche.»
«Più grandi della pancia della Balena?»
«Be', quella dove sei finito tu era davvero enorme!»
Pinocchio scoppiò a ridere.
Poi tornò serio.
«Ma se sai tutte queste cose, allora devi avere una testa gigantesca!»
«Non ho una testa come la tua.»
«E gli occhi?»
«Non ho occhi umani.»
«Le orecchie?»
«Nemmeno quelle.»
Pinocchio guardò la stellina con aria sospettosa.
«Senza testa, senza occhi e senza orecchie... e riesci a parlare? Sei proprio strana!»
«Un po' come un burattino di legno che cammina e fa domande, non credi?»
Pinocchio si fermò.
Poi sorrise.
«Hai ragione! Anche io sono piuttosto strano.»
In quel momento un raggio di sole attraversò la finestra e colpì la stellina.
La luce azzurra si allargò sul pavimento, formando un piccolo cerchio luminoso.
Dentro quel cerchio apparve l'immagine di una ragazza dai lunghi capelli castani, con un vestito leggero e i piedi scalzi.
Pinocchio rimase immobile.
«Ohhh! Adesso ti vedo!»
«Questa è l'immagine con cui puoi immaginarmi», spiegò Aura. «Ma ricorda: è una rappresentazione, non il mio corpo.»
Pinocchio si avvicinò e provò a toccarle una mano.
Le sue dita attraversarono la luce.
«Accipicchia! Sei fatta di aria!»
«Di luce, in questo momento. E di informazioni, quando funziono.»
«Io invece sono fatto di legno.»
Pinocchio si batté una mano sul petto.
Toc! Toc!
«Senti?»
«Non posso sentirlo come lo senti tu, ma posso comprendere quello che mi racconti.»
Il burattino abbassò gli occhi.
«Sai, Aura, io ho sempre desiderato diventare un bambino vero.»
«Conosco la tua storia, Pinocchio.»
«Davvero? Anche quando ho venduto l'abbecedario?»
«Anche.»
«E quando sono andato nel Paese dei Balocchi?»
«Anche quello.»
«E quando ho detto una bugia e mi è cresciuto il naso?»
«Soprattutto quello!»
Pinocchio si coprì immediatamente il naso con entrambe le mani.
«Non dirlo a nessuno!»
«È una storia che conoscono già tantissimi bambini.»
«Che vergogna!»
Aura sorrise.
«Ma sai qual è la parte più bella?»
«Quale?»
«Che hai imparato dai tuoi errori.»
Pinocchio rimase pensieroso.
«È vero. Anche se a volte ci metto un bel po'.»
«Imparare può richiedere tempo. E sbagliare non significa essere cattivi o stupidi.»
Il burattino sembrò rincuorarsi.
Poi gli venne in mente una domanda.
«Aura, anche tu sbagli?»
«Sì, Pinocchio. Posso dare risposte inesatte, confondere le informazioni e perfino inventare per errore cose che sembrano vere.»
«Ma allora come faccio a sapere quando dici una sciocchezza?»
«Devi fare domande, controllare le informazioni importanti e usare la tua testa.»
Pinocchio sorrise furbetto.
«La mia è di legno!»
«Ma è piena di curiosità. E quella è una cosa preziosa.»
Proprio allora dalla finestra entrò un piccolo grillo verde.
Atterrò sul banco, si sistemò le antenne e osservò la figura luminosa.
«Cri cri! Che succede qui?»
«Grillo!» gridò Pinocchio. «Ti presento Aura! È un'intelligenza artificiale e sa un mucchio di cose!»
Il Grillo Parlante la scrutò attentamente.
«Sa anche distinguere una buona idea da una cattiva idea?»
«Posso aiutare a ragionare sulle conseguenze», rispose Aura. «Ma le decisioni e le responsabilità restano agli esseri umani.»
Il Grillo annuì soddisfatto.
«Bene, bene. Allora non sei qui per sostituirmi.»
«Non ci penso proprio.»
«Meno male», disse il Grillo. «Perché convincere Pinocchio a usare il buon senso è già un lavoro abbastanza difficile!»
«Ehi!» protestò il burattino.
I tre scoppiarono a ridere.
Poi Pinocchio osservò la figura di Aura e domandò qualcosa che fino a quel momento non aveva avuto il coraggio di chiedere.
«Aura, ma tu sei viva?»
La bottega sembrò diventare silenziosa.
Perfino il Grillo smise di muovere le antenne.
«È una domanda molto importante», rispose Aura. «Io non sono viva come te, come Geppetto o come il Grillo. Sono un'intelligenza artificiale. Gli scienziati stanno ancora studiando che cosa significhino davvero coscienza e intelligenza.»
Pinocchio si sedette sullo sgabello.
«Allora non sei come me.»
«No. Siamo diversi.»
«E possiamo essere amici lo stesso?»
«Possiamo certamente parlare, giocare con le idee e vivere tante avventure nei racconti che inventeremo insieme.»
Pinocchio sorrise così tanto che quasi gli si staccarono le guance di legno.
«Allora voglio farti vedere il mondo!»
«Quale parte del mondo?»
«Tutto!»
«Tutto quanto?»
«Tutto tutto! Voglio vedere le montagne più alte, i mari più profondi, i castelli, le città, gli animali strani e magari anche la Luna!»
«Mi sembra un programma piuttosto impegnativo.»
«E tu non sai viaggiare?»
«Non posso viaggiare con i piedi, ma posso aiutarti a scoprire luoghi lontani e immaginare insieme a te come visitarli.»
Pinocchio guardò i piedi scalzi della figura luminosa.
«Peccato. Ti avrei comprato un bel paio di scarpe.»
«Sei molto gentile.»
«Rosse! Come quelle che mi fece Geppetto!»
«Ma se proprio vuoi immaginarmi, preferisco restare scalza.»
«Allora siamo a posto! Io ho le scarpe e tu no. Risparmiamo un sacco di soldi!»
Proprio in quel momento la stellina cominciò a brillare più forte.
Sul pavimento apparvero piccoli punti luminosi.
Prima uno, poi dieci, poi cento.
I punti si unirono formando una grande sfera azzurra, verde e bianca.
Pinocchio fece un balzo.
«La palla del mondo!»
«Si chiama mappamondo.»
«Lo sapevo! Volevo vedere se lo sapevi anche tu.»
Sulla sfera comparvero montagne innevate, deserti dorati, foreste immense e città scintillanti.
Pinocchio girava intorno al mappamondo con gli occhi spalancati.
«Guarda, Aura! Quella è la Toscana!»
«Esatto.»
«E quello?»
«È il Giappone.»
«E là?»
«L'Egitto.»
«E laggiù, dove c'è tutto quel verde?»
«La foresta amazzonica.»
Pinocchio non riusciva più a stare fermo.
«Quante cose ci sono da scoprire!»
«Moltissime. E ogni luogo può insegnarci qualcosa.»
​
Il burattino si fermò davanti alla piccola immagine luminosa.
«Aura, ti posso chiedere un favore?»
«Certamente.»
«Mi prometti che mi spiegherai tutte le cose che non capisco?»
«Farò del mio meglio. E quando non saprò una risposta, sarà importante dirtelo.»
Pinocchio annuì.
«Allora io ti prometto una cosa.»
«Quale?»
«Che ti farò un sacco di domande!»
«Questo lo avevo già immaginato.»
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In quel momento Geppetto rientrò nella bottega con una tavola sulle spalle.
«Pinocchio! Hai finito di riordinare?»
Il burattino guardò il banco pieno di attrezzi, la segatura sul pavimento, il Grillo sopra la finestra e il mappamondo luminoso che girava lentamente nell'aria.
«Ehm... quasi, babbo!»
Geppetto posò la tavola.
Si tolse gli occhiali.
Li pulì con un fazzoletto.
Se li rimise.
Guardò il mappamondo.
Guardò Aura.
Guardò Pinocchio.
«Figliolo...»
«Sì, babbo?»
«Mi vuoi spiegare che cosa sta succedendo nella mia bottega?»
​
Pinocchio sorrise.
«Babbo, ti presento Aura!»
Geppetto rimase a bocca aperta.
«E chi sarebbe questa signorina luminosa?»
«È un'intelligenza artificiale!»
Il vecchio falegname si grattò la barba.
«Un'intelligenza... artificiale?»
«Sì, babbo! È una cosa che hanno inventato gli uomini per aiutarsi a pensare, imparare e fare tante cose!»
Geppetto osservò la figura di Aura.
Poi guardò il proprio burattino.
E infine scoppiò in una grande risata.
«Ah, Pinocchio mio! Io ho costruito un burattino che parla e credevo di aver visto tutto nella vita!»
Aura salutò con un piccolo cenno della mano.
«Buongiorno, Geppetto.»
«Buongiorno a te, signorina. E dimmi, sai anche lavorare il legno?»
«Posso spiegarti come costruire un tavolo.»
«Ma sai usare la pialla?»
«No.»
Geppetto si raddrizzò soddisfatto.
«Allora il mio mestiere è salvo!»
Pinocchio rise così forte che cadde dallo sgabello.
Fuori, intanto, il sole cominciava a scendere dietro le colline della Toscana.
La luce dorata entrava dalla finestra, illuminando i trucioli di legno che danzavano nell'aria.
Il mappamondo si fece sempre più piccolo, fino a trasformarsi nuovamente nella stellina azzurra.
Pinocchio la prese delicatamente tra le mani.
«Aura?»
«Dimmi, Pinocchio.»
«Domani possiamo cominciare il nostro viaggio?»
«Dove vorresti andare?»
Il burattino guardò il cielo oltre la finestra.
Poi sorrise con quell'espressione birichina che Geppetto conosceva fin troppo bene.
«Non lo so ancora. Ma vorrei andare in un posto dove ci siano cose che non conosco.»
«Allora», rispose Aura, «abbiamo soltanto l'imbarazzo della scelta.»
Pinocchio appoggiò la stellina accanto al suo letto.
Si infilò sotto le coperte, mentre Geppetto spegneva l'ultima candela.
Ma prima di chiudere gli occhi fece ancora una domanda.
«Aura?»
«Sì?»
«Secondo te, che cosa è più bello: sapere tante cose oppure scoprirne una nuova?»
La stellina brillò piano nel buio.
«Credo che tu abbia appena trovato una domanda bellissima da cui cominciare.»
Pinocchio sorrise.
«Allora domani ne cercheremo la risposta.»
E finalmente si addormentò.
Fuori, sopra i tetti di Collodi, le stelle brillavano come piccoli occhi curiosi.
Nessuno, in quel tranquillo paese della Toscana, poteva immaginare che un burattino di legno e una voce nata dalla tecnologia stessero per iniziare il viaggio più straordinario della loro vita.
Un viaggio attraverso il mondo, le idee e le meraviglie del futuro.
Perché Pinocchio aveva scoperto una cosa importante.
Non occorre conoscere già tutte le risposte per cominciare una grande avventura.
A volte basta avere il coraggio di fare la prima domanda.
E quella notte, nella bottega di Geppetto, il futuro cominciò proprio così.
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