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A.I. e medici: quale futuro?

Le conseguenze in campo sanitario e la necessità di un approccio filosofico.


Siamo passati dallo sfogliare un libro per memorizzare i concetti più importanti o rivedere qualcosa che ci sfuggiva a fare una ricerca sul nostro smartphone in modo veloce ed informale ed ora ci stiamo per affidare ad A.I., l’Intelligenza Artificiale che rivoluzionerà le

nostre vite e soprattutto un settore che ci riguarda molto da vicino: la medicina. Sicuramente l’esperienza accumulata da un medico in tanti anni di studi clinici non richiede di consultare un libro o un computer per effettuare una diagnosi ad un paziente.

O forse questo accadeva prima che si affacciasse questa nuova tecnologia in grado di cambiare tutto.

l'Intelligenza  Artificiale permetterà di scrivere gli appunti del medico, di comunicare con i pazienti, di fare diagnosi, con il solo limite, come siamo soliti ripetere, dettato dalla nostra fantasia. Ma la domanda è d’obbligo: che fine faranno le specializzazioni, il rapporto con i pazienti, l’esperienza accumulata in tanti anni di “campo” se la medicina si affiderà ad una macchina per svolgere queste funzioni?

In un mondo come quello sanitario dove in alcuni paesi europei si ricorre ancora alla scrittura manuale delle cartelle cliniche, dove il fax costituisce il modo tradizionale di comunicare tra ospedali irromperà inesorabile questa nuova tecnologia e sarà uno tsunami dagli esiti imprevedibili. Una I.A. generativa, in grado di pensare come un medico e di imparare proprio come un umano, alla velocità di pochi millesimi di secondo è sicuramente affascinante ed apre prospettive di cura e diagnosi fino ad oggi impensabili ma saranno i medici in grado di stare dietro a questo progresso, imparando a loro volta, attratti dalla curiosità necessaria oppure si faranno travolgere, diventando solo e semplici esecutori per conto terzi? Questa è la vera sfida, che riguarda tutti, una nuova professione di medico/filosofo, che non accetti passivamente il responso di una macchina ma ragioni, interroghi, sia critico e metta sempre in discussione quanto proposto, proprio come un filosofo. La filosofia medica può diventare il modo umano per guidare una rivoluzione tecnologica talmente innovativa da rischiare di travolgere tutto e quando sono in ballo le vite umane le precauzioni non sono mai troppe.

Leggere un risultato di un esame radiologico, di un Ecg, di una cartella clinica di un paziente può essere un tipo di “lavoro” in cui la A.I. generativa può aiutare a salvare vite e dare diagnosi più precise; affidarsi ad un robot chirurgo per compiere alcuni interventi rappresenta l’evoluzione inevitabile in campo medico. Ma pensare di sostituire la dura preparazione dei futuri medici, buttare al vento la necessaria esperienza sul campo rappresenterebbe la resa incondizionata dell’uomo alle macchine e questo sarebbe la fine per il genere umano. Il progresso positivo richiede il governo dell’uomo, l’unico che possa realizzare quella gradualità necessaria per una crescita sostenibile, soprattutto per l’umanità.

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