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L'Intervista 

Nato a Park City, nello Utah, nel 1974, Matthew Prince non ha mai seguito un percorso lineare: si è laureato in Giurisprudenza a Chicago, ha conseguito un MBA ad Harvard, ma la sua vera passione è sempre stata quella di risolvere i problemi di Internet. Fin dai primi anni 2000 si è mosso tra diritto, tecnologia e imprenditoria, costruendo un profilo atipico che unisce visione strategica e conoscenza tecnica.

Nel 2010, insieme a Michelle Zatlyn e Lee Holloway, ha fondato Cloudflare, partendo da un’idea semplice: rendere la rete più veloce e sicura per tutti. In poco più di un decennio, la società è diventata un colosso globale della cybersecurity e dell’infrastruttura digitale, proteggendo milioni di siti e aziende.

Prince è noto per il suo approccio diretto e talvolta controcorrente: non ama i compromessi facili e insiste sulla responsabilità etica che le aziende tecnologiche hanno nel difendere la libertà e la sicurezza online. Oggi è considerato una delle figure più influenti del dibattito sul futuro del web, tra sfide legate alla privacy, all’intelligenza artificiale e alla sostenibilità della rete.

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Il futuro del web nell’era dell’IA: l’allarme di Matthew Prince

 

"Senza un nuovo modello di cooperazione, i motori di risposta basati su intelligenza artificiale rischiano di desertificare Internet"

L’intelligenza artificiale generativa promette di semplificare la vita degli utenti, ma potrebbe allo stesso tempo minacciare le fondamenta stesse del web. È l’allarme lanciato da Matthew Prince, CEO e cofondatore di Cloudflare, che in una recente intervista ha messo in guardia contro gli effetti degli “answer engines” come ChatGPT o i nuovi strumenti di Google.

Se gli utenti ottengono direttamente le risposte da questi sistemi, i siti e i creatori di contenuti non riceveranno più visite né risorse economiche. Una dinamica che, secondo Prince, può portare a un web sempre più povero di contenuti originali e a un ecosistema dominato da poche grandi piattaforme.

 

Tre scenari possibili

Prince individua tre possibili traiettorie:

La desertificazione: un Internet privo di contenuti freschi, soffocato dall’assenza di modelli economici sostenibili per i publisher.

L’oligopolio digitale: un futuro in cui pochi giganti dell’IA e del tech decidono quali contenuti finanziare, concentrando ancora più potere.

Il modello cooperativo: una rete in cui le piattaforme di intelligenza artificiale riconoscono un compenso ai creatori per i dati e le informazioni che alimentano i loro algoritmi.

Quest’ultimo, che Prince chiama “Swiss Cheese model”, rappresenta per lui la via maestra: un equilibrio che consente alle AI di crescere senza distruggere la linfa vitale della conoscenza online.

 

La sfida della sostenibilità digitale

Cloudflare, dal canto suo, ha già introdotto strumenti per permettere ai siti di bloccare l’accesso dei bot AI indesiderati. Ma la vera partita è globale: occorre definire un nuovo patto sociale tra innovazione tecnologica, creatori di contenuti e utenti.

La riflessione di Prince, infatti, va oltre l’aspetto tecnico: se i contenuti originali scompaiono, anche l’intelligenza artificiale smetterà di funzionare. La qualità del web non può prescindere da un ecosistema informativo sano e sostenibile.

 

L’Europa e il ruolo dei media

Il dibattito riguarda da vicino anche l’Europa, dove il tema della remunerazione dei contenuti digitali è già acceso. Le nuove normative sull’AI Act e sul copyright potrebbero rappresentare un’occasione per fissare regole più eque e garantire che l’innovazione non travolga l’informazione indipendente.

In gioco non c’è solo il futuro del giornalismo, ma la possibilità stessa che Internet resti un luogo aperto, plurale e vivo.

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