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IL MONDO NON E' PIU' UNO SOLO

 

Reale e Digitale si atnno fondendo nella vita quotidiana

C’è un cambiamento in atto che non ha fatto rumore, non ha avuto una data di inizio precisa e, proprio per questo, rischia di essere sottovalutato. Non è stato annunciato, non è stato dichiarato, non è stato percepito come una rottura. Eppure è uno dei passaggi più profondi che stiamo vivendo. Non stiamo semplicemente digitalizzando il mondo, come spesso si continua a ripetere. Stiamo iniziando a vivere in due livelli contemporaneamente, e questa condizione sta ridefinendo in modo silenzioso ma radicale il nostro rapporto con la realtà.

Da una parte resta il mondo fisico: quello che tocchiamo, attraversiamo, abitiamo ogni giorno, fatto di luoghi, tempi e relazioni concrete. Dall’altra cresce un livello digitale sempre più pervasivo, che non è più uno strumento separato, ma una dimensione che si intreccia con tutto il resto. Non entriamo più nel digitale come in uno spazio distinto. Ci siamo dentro, costantemente, anche quando non ce ne accorgiamo.

Le riunioni non sono più semplicemente incontri, ma ambienti ibridi in cui presenza fisica e connessione remota si sovrappongono senza soluzione di continuità. Il lavoro non è più legato a un luogo definito, ma a una rete di accessi, piattaforme e possibilità che rendono secondaria la geografia. Le relazioni non si sviluppano più solo nello spazio reale, ma si muovono tra messaggi, video, interazioni mediate da interfacce che diventano parte integrante dell’esperienza.

Questo non significa che il digitale sostituirà il reale. Al contrario. Significa che il reale non è più sufficiente a descrivere ciò che viviamo. Ogni azione ha ormai una doppia dimensione: una fisica e una digitale. Ogni esperienza può essere estesa, registrata, condivisa, trasformata. E questo cambia non solo il modo in cui viviamo, ma il modo in cui attribuiamo valore a ciò che viviamo.

Il punto è che questo passaggio non è stato percepito come tale perché è avvenuto lentamente. Non c’è stato un momento in cui tutto è cambiato. È stato un accumulo: uno strumento alla volta, una funzione alla volta, una piattaforma alla volta. Fino a quando la somma di questi cambiamenti ha generato una nuova condizione.

Oggi non usiamo più il digitale. Lo abitiamo.

E abitare un ambiente significa adattarsi alle sue regole, interiorizzarne le logiche, modificarne i comportamenti. Significa che ciò che prima era accessorio diventa strutturale. Che ciò che prima era opzionale diventa necessario. E che ciò che prima era esterno diventa parte di noi.

Questo ha conseguenze profonde. Cambia il modo in cui lavoriamo, perché introduce nuovi tempi, nuove modalità, nuove aspettative. Cambia il modo in cui comunichiamo, perché rende continua la relazione, anche in assenza di presenza. Cambia il modo in cui prendiamo decisioni, perché aumenta la quantità di informazioni disponibili e riduce il tempo per elaborarle.

Ma soprattutto cambia il concetto stesso di presenza. Essere “da qualche parte” non è più una condizione esclusivamente fisica. Possiamo essere presenti in più luoghi, in più contesti, in più livelli contemporaneamente. E questo modifica anche il significato dell’esperienza.

Non siamo ancora nel metaverso immaginato negli anni scorsi, fatto di visori e mondi completamente immersivi. Ma forse quella visione era troppo semplice. Ciò che sta emergendo è qualcosa di più complesso e meno evidente: un ambiente ibrido, continuo, senza interruzioni nette tra reale e digitale. Un sistema in cui le due dimensioni si alimentano a vicenda.

Il rischio è interpretare tutto questo come una semplice evoluzione tecnologica. Non lo è. È un cambiamento di paradigma. E come tutti i cambiamenti di paradigma, è difficile da riconoscere mentre avviene, perché utilizza strumenti che sembrano familiari per produrre effetti completamente nuovi.

Cosa significa per te: il futuro non è un luogo in cui entreremo, ma una condizione in cui stiamo già vivendo. E comprenderla oggi significa non restare legati a una realtà che, da sola, non è più sufficiente a spiegare il mondo che abbiamo intorno.

IMPIANTATO IL PRIMO ORECCHIO BIONICO STAMPATO IN 3D

Eccezionale intervento ricostruttivo negli Stati Uniti apre le porte ad impensabili sviluppi nel campo della medicina rigenerativa e nei trapianti


Ha 20 anni, è messicana, e si chiama come una famoso apparato tecnologico diffuso da Amazon, Alexa. Da oggi, anche lei, ha qualcosa di futuribile impiantato nel proprio corpo. Un orecchio stampato in 3D realizzato con le cellule della stessa donna. Ne da notizia  il New York Times e rappresenta un straordinario progresso nel campo dell’ingegneria dei tessuti. Il capolavoro si è reso possibile grazie alla tecnologia sviluppata da un’azienda biotech americana, la 3DBio Therapeutics, leader nella medicina rigenerativa attraverso la biostampa in 3D per fornire tessuti ed organi viventi, funzionali e personalizzati, progettati secondo le esigenze sanitarie dei pazienti. La paziente che ha ricevuto l’orecchio bionico fa parte di una sperimentazione clinica che comprende 11 pazienti. Alexa era affetta da microtia, un raro difetto congenito che rende la parte esterna dell’orecchio piccolo e deformato. L’intervento è avvenuto nel marzo scorso ma è stato comunicato solo adesso e tutto sta procedendo bene. Il fatto che le cellule che hanno ricostituito il nuovo orecchio provengano dal tessuto stesso del paziente fa ben sperare e bassa la probabilità di rigetto. Anzi, l’orecchio bionico sta continuando a rigenerare il tessuto cartilagineo, conferendogli un aspetto naturale.
Le fasi dell’intervento sono degne di nota: un chirurgo ha rimosso una parte di cartilagine dal moncone esistente della paziente ed assieme ad una stampa in 3D dell’altro orecchio sano, sono stati inviati all’azienda 3DBio. Qui le cellule viventi sono state mescolate con il bioinchiostro a base di collagene prodotto dall’azienda. Questo è stato inserito con una siringa nella biostampante, la quale ha spruzzato il materiale replicando l’orecchio sano della paziente, così come un qualunque processo di riproduzione in 3D. La forma dell’orecchio stampata è stata spedita in un guscio protettivo in celle frigorifere ed il chirurgo, ricevuto il pacco (magari proprio da Amazon…) ha impiantato l’orecchio bionico sotto la pelle della paziente. Quando la pelle è stata tesa attorno all’impianto, è emersa la forma del nuovo orecchio.
I dirigenti dell’azienda 3DBio affermano che tale tecnologia potrà essere usata in altre parti del corpo come il naso, i dischi spinali, il menisco del ginocchio e la cuffia dei rotatori. Ma apre la strada anche alla produzione in 3D di organi vitali ben più complessi come il fegato, i reni e persino il pancreas, rivoluzionando il settore dei trapianti e l’aspettativa di vita dei pazienti affetti da gravi malattie. Certo, il percorso verso il trapianto in 3D di organi importanti del corpo umano è ancora molto lungo ma questa nuova tecnologia, che sta muovendo i primi passi, rappresenta un decisivo passo in avanti. La domanda da porsi adesso non è ‘se’ ma ‘quando’ sarà possibile. Sicuramente siamo testimoni di una rivoluzione scientifica che rappresenterà una pietra miliare nell’utilizzo della tecnologia 3D nei trapianti rigenerativi sull’essere umano.

 

STRAGE TEXAS, POLIZIA SOTTO ACCUSA

Alla fine sul banco degli imputati sta finendo la polizia locale per la lentezza nell'intervento alla strage avvenuta nella scuoa elementare nel Texas. Si ammettono i ritardi, si chiede scusa ma, ora, i vertici locali rischiano l'incriminazione.

MASCHERINA AVANTI TUTTA

Il governo sta valutando di prorogare anche dopo la scadenza fissata per il prossimo 15 giugno l'obbligo di mascherina su mezzi pubblici, treni e scuole. Per cinema e teatri si prospetta la fine di tale prescrizione.

TRUMP PENSA GIA' AL 2024

L'ex presidente Usa, Donald Trump, non ha mai smesso di punzecchiare il suo successore ma, più passa il tempo, e più si fa vivo l'interesse per le elezioni presidenziali che si svolgeranno nel 2024. In una Convention, a proposito dell'uso delle armi ha dichiarato:

"L'esistenza del male non è un motivo per disarmare i cittadini che rispettano la legge, anzi, è una delle ragioni per armarli."

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