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INTELLIGENZA MARINA

 

Le nuove tecnologie restituiscono speranza alla sopravvivenza delle barriere coralline 

La risposta alla crisi delle barriere coralline sta trovando nella tecnologia alleanze inattese: non fantasie biotecnologiche intelligenti come organismi artificiali, ma soluzioni pragmatiche, scalabili e già in fase di test operativo tra Oceano Indiano, Mar Rosso, Caraibi e oltre.

Una delle iniziative più avanzate è la ReefSeed Portable System, un sistema di restauro corallino portatile testato con successo alle Maldive. Progettato dall’Australian Institute of Marine Science (AIMS) e utilizzato dal personale del Maldives Marine Research Institute, il sistema permette di allevare larve di corallo in loco e di piantarle direttamente sulle barriere danneggiate. Nel corso della stagione di riproduzione, oltre tre milioni di larve di quattro specie diverse sono state allevate e più di 10.000 giovani coralli sono stati impiantati su dispositivi di semina in nove siti di barriera. Questo approccio incrementa la capacità di intervento anche in aree remote, senza la need di grandi infrastrutture fisse o personale specializzato permanente. 

Parallelamente, un’altra frontiera è l’integrazione dell’intelligenza artificiale nei progetti di restauro su larga scala. Nel Regno dell’Arabia Saudita, la King Abdullah University of Science and Technology (KAUST) in partnership con l’azienda tecnologica digiLab sta sviluppando una piattaforma digitale twin basata su AI per il progetto di restauro corallino più ampio al mondo. Questo sistema AI avanzato non solo monitora i dati ambientali (temperatura, luce, stress biologico), ma prevede l’evoluzione del reef e supporta decisioni operative in tempo reale su un’area di oltre 100 ettari nel Mar Rosso. Le previsioni dell’AI permettono di ottimizzare i piani di piantumazione e identificare aree con maggiore probabilità di successo prima di intervenire fisicamente nel mare. 

Queste tecnologie non nascono nel vuoto: esistono anche metodi complementari di conservazione che stanno guadagnando terreno. In Florida, ad esempio, gruppi di ricerca hanno sviluppato sistemi di sorveglianza subacquea che analizzano i comportamenti delle specie che predano i coralli, come i pesci parrotfish, per ottimizzare la scelta dei siti di ripopolamento evitando aree ad alto rischio di consumo dopo il trapianto. 

Oltre alla tecnologia, progetti di collaborazione internazionale e comunitaria stanno facendo la differenza. Organizzazioni come Coral Gardeners, supportate da iniziative private e ONGs, combinano tecniche di ascolto dei dati tramite AI per l’analisi delle immagini subacquee, con nursery dedicate dove frammenti di corallo vengono coltivati e poi reimpiantati nelle barriere degradate di Polinesia Francese, Fiji e Thailandia. 

Infine, la comunità scientifica continua a esplorare approcci innovativi: strumenti come l’Underwater Zooplankton Enhancement Light Array (UZELA) aumentano la disponibilità di cibo naturale per i coralli, potenziando la loro energia vitale e la resistenza allo stress termico; mentre robotica morbida e dispositivi automatizzati per il conteggio di uova e larve riducono costi e tempi di gestione nelle nursery marine e terrestri. 

Il futuro della restaurazione dei reef, quindi, non è un singolo “organismo tecnologico” che soppianta la natura, ma un mosaico di tecnologie reali, AI predittiva, sistemi portatili, automazione robotica e collaborazione globale.

Queste soluzioni rappresentano un cambiamento di paradigma nell’azione umana verso gli oceani: non una lotta contro la natura, ma un supporto mirato basato su dati, capacità predittiva e adattamento alle condizioni locali. Resta però chiaro che, per avere impatti duraturi, tali innovazioni devono procedere di pari passo con azioni globali sul clima, che rimangono la chiave per salvare gli ecosistemi corallini su larga scala.

IMPIANTATO IL PRIMO ORECCHIO BIONICO STAMPATO IN 3D

Eccezionale intervento ricostruttivo negli Stati Uniti apre le porte ad impensabili sviluppi nel campo della medicina rigenerativa e nei trapianti


Ha 20 anni, è messicana, e si chiama come una famoso apparato tecnologico diffuso da Amazon, Alexa. Da oggi, anche lei, ha qualcosa di futuribile impiantato nel proprio corpo. Un orecchio stampato in 3D realizzato con le cellule della stessa donna. Ne da notizia  il New York Times e rappresenta un straordinario progresso nel campo dell’ingegneria dei tessuti. Il capolavoro si è reso possibile grazie alla tecnologia sviluppata da un’azienda biotech americana, la 3DBio Therapeutics, leader nella medicina rigenerativa attraverso la biostampa in 3D per fornire tessuti ed organi viventi, funzionali e personalizzati, progettati secondo le esigenze sanitarie dei pazienti. La paziente che ha ricevuto l’orecchio bionico fa parte di una sperimentazione clinica che comprende 11 pazienti. Alexa era affetta da microtia, un raro difetto congenito che rende la parte esterna dell’orecchio piccolo e deformato. L’intervento è avvenuto nel marzo scorso ma è stato comunicato solo adesso e tutto sta procedendo bene. Il fatto che le cellule che hanno ricostituito il nuovo orecchio provengano dal tessuto stesso del paziente fa ben sperare e bassa la probabilità di rigetto. Anzi, l’orecchio bionico sta continuando a rigenerare il tessuto cartilagineo, conferendogli un aspetto naturale.
Le fasi dell’intervento sono degne di nota: un chirurgo ha rimosso una parte di cartilagine dal moncone esistente della paziente ed assieme ad una stampa in 3D dell’altro orecchio sano, sono stati inviati all’azienda 3DBio. Qui le cellule viventi sono state mescolate con il bioinchiostro a base di collagene prodotto dall’azienda. Questo è stato inserito con una siringa nella biostampante, la quale ha spruzzato il materiale replicando l’orecchio sano della paziente, così come un qualunque processo di riproduzione in 3D. La forma dell’orecchio stampata è stata spedita in un guscio protettivo in celle frigorifere ed il chirurgo, ricevuto il pacco (magari proprio da Amazon…) ha impiantato l’orecchio bionico sotto la pelle della paziente. Quando la pelle è stata tesa attorno all’impianto, è emersa la forma del nuovo orecchio.
I dirigenti dell’azienda 3DBio affermano che tale tecnologia potrà essere usata in altre parti del corpo come il naso, i dischi spinali, il menisco del ginocchio e la cuffia dei rotatori. Ma apre la strada anche alla produzione in 3D di organi vitali ben più complessi come il fegato, i reni e persino il pancreas, rivoluzionando il settore dei trapianti e l’aspettativa di vita dei pazienti affetti da gravi malattie. Certo, il percorso verso il trapianto in 3D di organi importanti del corpo umano è ancora molto lungo ma questa nuova tecnologia, che sta muovendo i primi passi, rappresenta un decisivo passo in avanti. La domanda da porsi adesso non è ‘se’ ma ‘quando’ sarà possibile. Sicuramente siamo testimoni di una rivoluzione scientifica che rappresenterà una pietra miliare nell’utilizzo della tecnologia 3D nei trapianti rigenerativi sull’essere umano.

 

STRAGE TEXAS, POLIZIA SOTTO ACCUSA

Alla fine sul banco degli imputati sta finendo la polizia locale per la lentezza nell'intervento alla strage avvenuta nella scuoa elementare nel Texas. Si ammettono i ritardi, si chiede scusa ma, ora, i vertici locali rischiano l'incriminazione.

MASCHERINA AVANTI TUTTA

Il governo sta valutando di prorogare anche dopo la scadenza fissata per il prossimo 15 giugno l'obbligo di mascherina su mezzi pubblici, treni e scuole. Per cinema e teatri si prospetta la fine di tale prescrizione.

TRUMP PENSA GIA' AL 2024

L'ex presidente Usa, Donald Trump, non ha mai smesso di punzecchiare il suo successore ma, più passa il tempo, e più si fa vivo l'interesse per le elezioni presidenziali che si svolgeranno nel 2024. In una Convention, a proposito dell'uso delle armi ha dichiarato:

"L'esistenza del male non è un motivo per disarmare i cittadini che rispettano la legge, anzi, è una delle ragioni per armarli."

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