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ROSSO O BRUNELLO? 

Il vino di Montalcino alla ribalta delle cronache dopo un servizio del NYT. Quale è il migliore e perché i prezzi dei due vini sono così diversi tra loro?

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A lungo eclissato dal Brunello, il suo cugino più costoso, il Rosso di Montalcino si è davvero affermato negli ultimi decenni.
Sebbene questi due fantastici vini siano prodotti nello stesso luogo e dalla stessa uva, il Brunello è considerato uno dei migliori vini del mondo, mentre il “Rosso” non è visto allo stesso modo. Ma è giusta ed accurata questa classifica?
Entrambi prodotti nel comune di Montalcino in Toscana, in provincia di Siena, con l'uva Sangiovese, sono percepiti ma anche realizzati in modo molto diverso.
Il Brunello viene invecchiato per lunghi periodi in botti e bottiglie, e trattenuto per anni o addirittura decenni dagli appassionati dopo la commercializzazione dei vini. Il “Rosso”, invece, viene invecchiato per periodi molto più brevi e consumato abbastanza giovane. I Rossi sono, di conseguenza, molto più economici. Mentre una bottiglia di buon Brunello si può trovare sui circa 150 euro, il “Rosso” ha ben altri prezzi, con bottiglie intorno a 20 euro.
Come si conviene ad un vino prestigioso, le regole per produrre il Brunello sono più rigide. Secondo il Consorzio del Vino Brunello di Montalcino, interpellato dal NYT, un’azienda vinicola non può produrre più di otto tonnellate di uva per ettaro da un vigneto di Brunello. Ed i vini devono essere invecchiati almeno due anni in botti e quattro mesi in bottiglia. Il Consorzio detta addirittura la data di uscita del vino. Nessun Brunello può essere venduto prima del 1 gennaio del quinto anno successivo alla raccolta delle uve.
Nel frattempo, non esistono regole specifiche su quanto tempo i vini “Rosso” di Montalcino devono maturare in botte e/o bottiglia. Alcuni produttori invecchiano i loro vini solo pochi mesi, altri un anno o più. I “Rossi" possono essere messi in vendita il 1 settembre dell'anno successivo alla vendemmia dell'anno precedente.
Nell’inchiesta realizzata dal NYT, i produttori hanno sottolineato che il “Rosso”, per diventare un buon vino,  richiede lo stesso impegno del Brunello, ed oggi, non essendo più considerato il “Rosso” come una fonte di reddito alla stregua di un vino sfuso, viene prestata più attenzione alla sua qualità.
Insomma i produttori stanno rivalutando il “Rosso" come valida alternativa del più famoso e coccolato Brunello e la speranza è che anche i consumatori finali riscoprano il vino meno pregiato come ottima alternativa al parente più costoso. In tempi di crisi non solo è salutare per le casse delle famiglie ma può rappresentare anche una scommessa per il futuro.

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Fagioli rampicanti freschi

                        LA RISCOSSA DEI FAGIOLI AL FORNO
A lungo incompresi, le innovazioni dei fagioli al forno sono in aumento mentre le aziende cercano soluzioni innovative. Ma per i consumatori i fagioli sulla pizza sono peggio dell’ananas.


I fagioli al forno stanno entrando in nuovi territori inesplorati e gli amanti dei legumi sono molto combattuti.
Prendiamo la pizza, per esempio. Kraft Heinz ha iniziato a vendere pizza surgelata con fagioli al forno nel Regno Unito, in edizione limitata, ma il pubblico è diviso tra chi lo considera un affronto e chi, al contrario, non attendeva altro…
I fagioli sulla pizza, secondo il credo di Heinz, fa parte della campagna promossa per liberare i fagioli dalla lattina. Altre iniziative includono l'inserimento di fagioli al forno in patate fritte congelate e la combinazione di fagioli al forno con carota e spezie per formare crocchette al gusto di curry, attualmente disponibili sempre nel Regno Unito.









Da oltre oceano, negli Stati Uniti, considerata la patria per eccellenza dei fagioli al forno, non mancano di fantasia e sta incontrando un grande successo la confezione in lattina del legume corretto con il 
bourbon, o al forno glassati all'albicocca.
Insomma il fagiolo da alimento umile e ora sta avendo un vero e proprio momento di gloria, complice il periodo della pandemia che per il mondo culinario casalingo ha rappresentato il momento più alto della sperimentazione in tutti i campi alimentari. Certo le abitudini degli anglosassoni sono più spinte delle nostre. 
Infatti tradizionalmente gli americani mangiano fagioli al forno durante i picnic ed i barbecue, mentre gli li mangiano praticamente sempre, a colazione, pranzo e cena. Ma adesso in Europa ed anche in Italia l’uso è aumentato e si corteggiano i più giovani interessati a piatti piccanti ed etnici.
I fagioli, come tutti i legumi sono ricchi di fibre, antiossidanti e sali minerali. I nutrizionisti, per una dieta equilibrata e salutare, ne consigliano un uso più limitato rispetto alle a bitumini degli inglesi, 2 o 3 volte alla settimana. Sicuramente fanno bene anche all’intestino anche se possono creare formazione di gas, con spiacevoli conseguenze ed ilarità, tanto che negli States hanno recentemente creato una filastrocca che affronta direttamente l’argomento e che dice “…non è un frutto ed il motivo per cui ‘suoni’ è qualcosa chiamato oligosaccaridi!”riferendosi allo zucchero nei fagioli che può creare gas nell'intestino inferiore.
Sui social si rincorrono usanze ed utilizzi bizzarri e, quelli più originali, come sempre, provengono dagli anglosassoni. 
Per esempio, la versione britannica in scatola tende ad avere fagioli in una salsa di pomodoro più liquida, che è popolare sul pane tostato a colazione. Gli americani invece preferiscono il sapore dolce dello zucchero di canna durante le grigliate. E questa discussione non è destinata a scomparire, anzi cresce e si diffonde. In Italia, per ora, si guarda alle ricette più fantasiose ma si rimane sul classico, anche se, ultimamente, i fagioli al forno stanno salendo nell’ordine di gradimento della cucina delle famiglie italiane.


 

Lo Chef  Franco Mazzei propone  ai nostri lettori una carrellata di alcune delle sue creazioni. sia sotto forma di audio ricetta che scritte...

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Oscar Wilde

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